L’orso e l’usignolo di Katherine Arden – Recensione

L’orso e l’usignolo è il primo romanzo di una trilogia scritta da Katherine Arden e pubblicata da Fanucci. Questa storia magnifica è ambientata nella tundra russa ed è un retelling in chiave fantasy del folklore di quelle terre così fredde e lontane da noi, ma che personalmente mi hanno sempre affascinata.

 

VOTO: ⭐⭐⭐⭐⭐

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TRAMA

In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli Kolja e Alëša tutto questo piace, perché adorano stare riuniti accanto al fuoco ascoltando le fiabe della balia Dunja. Vasja ama soprattutto la storia del re dell’inverno, il demone dagli occhi blu che tutti temono ma che a lei non fa alcuna paura. Vasilisa, infatti, non è una bambina come le altre, può “vedere” e comunicare con gli spiriti della casa e della natura. Il suo, però, è un dono pericoloso che si guarda bene dal rivelare, finché la sua matrigna e un prete da poco giunto nel villaggio, proibendo i culti tradizionali, compromettono gli equilibri dell’intera comunità: le colture non danno più frutti, il freddo si fa insopportabile, le persone vengono attaccate da strane creature e la vita di tutti è in pericolo. Vasilisa è l’unica che può salvare il villaggio dal Male, ma per farlo deve entrare nel mondo degli antichi racconti, inoltrarsi nel bosco e affrontare la più grande minaccia di sempre: l’Orso, lo spaventoso dio che si nutre della paura degli uomini.


 

RECENSIONE

Ambientato nel passato L’orso e l’usignolo getta le basi per una trilogia fantasy in grado di appassionare e coinvolgere i lettori. Per quanto l’edizione italiana sembri breve, la lettura è piuttosto lunga, bisogna soffermarsi bene sulle parole e comprendere il loro pieno significato quindi, ancora prima di iniziare a descrivervi la trama, voglio raccomandarvi di ritagliare del tempo da dedicare al romanzo, senza troppe interruzioni. Il libro vi richiederà concentrazione e, secondo me, potrete apprezzarlo pienamente solo se vi dedicherete totalmente alla storia.

Fatta questa premessa posso ora dire che ho amato il racconto. Pagina dopo pagina mi sono ritrovata avvolta dall’inverno russo e dalle parole dell’autrice, completamente incantata dalla storia.

La vicenda è divisa in tre parti, la prima mi è sembrata un po’ lunga, anche se fondamentale per comprendere il resto della storia. La seconda è stata la mia preferita, mentre la terza troppo breve, avrei voluto di più e immagino che, proprio per questo motivo, l’autrice abbia scritto due seguiti. Nonostante questo romanzo possa leggersi come un autoconclusivo, si sente il bisogno di approfondire un determinato aspetto e non vedo l’ora di leggere il continuo per scoprire come verrà affrontato.

Il libro segue più punti di vista, ma tutto ruota attorno a Vasya, che accompagniamo dalla nascita all’adolescenza. Vasya non è una ragazzina qualunque, è dotata infatti della capacità di vedere gli spiriti che proteggono la casa, la natura e molto altro. Questi spiriti sono le divinità (o i demoni, dipende dai punti di vista) venerati per secoli dai cittadini russi e per i quali lasciano delle offerte. Con l’arrivo in città di un giovane prete la tranquillità verrà scossa e solo Vasya continuerà a prendersi cura di queste creature affinché proteggano il villaggio e i suoi abitanti dal gelo, la carestia e l’Orso. Quest’ultimo è un essere leggendario, fratello del dio della morte e dell’inverno Morozko e portatore dei peggiori mali. Vasya, grazie alle sue capacità che le permetteranno anche di parlare con i cavalli, si ritroverà ad essere l’unica in grado di impedire che il peggio accada.

Il romanzo si concentra per quasi la sua totalità nell’introdurre la grande minaccia che incombe su quelle terre e nel mostrare il lento decadimento di ogni cosa, solo nella terza parte invece si lotterà propriamente contro l’Orso e si conoscerà finalmente Morozko. Questo è il motivo per cui avrei voluto che quest’ultima parte fosse più lunga, anche se alla fine tutto raggiunge una conclusione.

Ho amato il confronto tra la fede cristiana e il contrasto con le leggende e le divinità popolari. Penso sia stato realizzato benissimo questo paragone insieme all’espandersi di una religione che ne inghiotte un’altra. Il rapporto tra il prete e Vasya mi è piaciuto molto. Grazie al fatto che parte della storia fosse vista tramite gli occhi del prete siamo in grado di vedere l’umanità di un uomo di fede, con umanità però non intendo gli aspetti positivi, bensì quanto anche una persona votata alla religione possa essere confusa, prendere scelte sbagliate ed essere accecata dalla convinzione di sapere tutto.

Vasya è una ragazza selvaggia, libera e che ho percepito come parte integrante della natura. La sua forza e il suo coraggio non derivano però dalla libertà, di cui più volte viene privata, ma dalla sua capacità di vedere il mondo con occhi privi di giudizi o malignità. Il fatto che in quell’epoca una donna (per quanto si possa definire donna una bambina) dovesse scegliere tra matrimonio o convento viene affrontato con delicatezza, nonostante questo destino crudele e, in pratica, imposto dagli uomini. Guardare Vasya affrontare questa realtà è stato interessante e vederla essere sempre fedele a sé stessa mi ha emozionata.

Questo è il genere di libro che lascia il segno e che bisogna gustare un poco alla volta. Alla fine c’è un piccolo dizionario che spiega molti dei termini russi, personalmente non no ho avuto bisogno perché ne conoscevo la gran parte, ma penso sia utilissimo per chi è totalmente estraneo al linguaggio.

La scrittura evocativa, la narrazione accattivante e il magnifico luogo in cui tutto è ambientato incantano i lettori e li avvolgono in una fredda e magica atmosfera.

Non vedo l’ora che arrivi agosto per proseguire con la storia di Vasya e del suo mondo.

 

Buona lettura, 

Caty

 

 


5 risposte a "L’orso e l’usignolo di Katherine Arden – Recensione"

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