A un metro da te – Il film

A un metro da te è arrivato oggi nei cinema italiani!

 

Diretto da Justin Baldoni (Raphael di Jane the Virgin) il film ha come protagonisti Haley Lu Richardson (The Edge of Seventeen, Split, Ravenswood) e Cole Sprouse (Riverdale, Zack e Cody).

 

 

Grazie alla Mondadori, che ha pubblicato il romanzo che adatta in un libro la sceneggiatura di questa storia, sono andata a vedere in anteprima il film e finalmente ve ne posso parlare.

È stata un’esperienza molto particolare vedere un film prima di chiunque altro e rimanere in silenzio per settimane in attesa del momento giusto per potermi sfogare con tutti voi, i miei terapisti online.

Scherzi a parte, ho diverse cose da dire riguardo a questo film quindi partiamo con ordine.

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La storia parla di Stella, una ragazza malata di fibrosi cistica, che ha passato la sua vita ad entrare e uscire dall’ospedale. È tornata nella sua vecchia stanza da poco quando incontra il nuovo ragazzo del reparto Will, un giovane malato come lei. Nonostante i caratteri molto diversi i due stringono una amicizia, aiutandosi a vicenda a vincere la monotonia e seguire le cure. Pian piano però i sentimenti evolvono, tuttavia la loro malattia non permette loro di avvicinarsi più di due metri. Separati con il corpo i due ragazzi riusciranno ad avvicinarsi sempre di più cercando di superare quei volatili due metri a cui devono aggrapparsi per riuscire a sopravvivere.

Nonostante avessi visto più volte il trailer non avevo compreso fino in fondo la storia. La immaginavo simile a Colpa delle stelle e invece è molto diversa.

Il film è ambientato quasi totalmente in un ospedale, uno di quelli “per ricchi” che si vedono ogni tanto nelle serie televisive americane, con piscina, palestra e quant’altro. Sia Will che Stella hanno ciascuno la propria stanza e sono abbastanza autonomi nella gestione delle cure. Proprio quest’ultimo aspetto è uno dei motivi che spingeranno i due ad avvicinarsi. Will infatti non segue con regolarità i suoi trattamenti e questo farà uscire di testa Stella che invece ha bisogno di programmare ogni cosa nel dettaglio per sentirsi bene.

Lei è simpaticissima, vera e distrutta. L’attrice che la interpreta è entrata nel personaggio e mostra con schiettezza le difficoltà che deve affrontare, senza però perdere il sorriso sulle labbra. Ho apprezzato tanto il fatto che non fosse sempre vestita, truccata e acconciata alla perfezione, bensì con un look naturale che rappresenta le vicende come se fossero quelle di chiunque altro nella sua situazione.

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Will invece fa un po’ il ribelle, è un artista e si è rassegnato alla sua condizione. Ammetto di aver guardato Cole e aver rivisto in lui Jughead (il personaggio che interpreta in Riverdale). L’evoluzione di Will, specialmente alla fine, mi è piaciuta. Ho trovato che i vari avvenimenti e colpi di scena abbiano influito sulle sue azioni in maniera razionale. Scoprire una cosa lo ha portato ad agire in un modo, scoprirne un’altra in un altro. Spesso succede che in film drammatici degli eventi, per quanto particolari, non mutino i comportamenti dei personaggi, in questo film invece il passaggio c’è sempre e non è per nulla sottile.

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Un altro personaggio che mi è piaciuto, nonostante si sia visto meno dei due principali, è quello di Poe, interpretato da Moisés Arias, che ricorderete forse come Rico di Hannah Montana. Mi ha fatto sorridere più volte e ha stemperato la situazione anche quando l’umorismo di Will e Stella non riusciva a farlo.

Proprio lo humor, secondo me, è il punto forte del film. Grazie alle battute, all’apparenza spontanee, dei personaggi sono riuscita a divertirmi, per quanto i temi trattati siano delicati. Sentire il coro di risate nel cinema è una delle cose che più mi piacciono perché, quando le voci si uniscono nel buio di una sala, ci si sente parte di qualcosa e, dal lato pratico invece, si comprende che un film funziona.

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Penso che questo sia stato l’esordio da regista di Justin Baldoni. Quando ho sentito che avrebbe preso in mano lui le redini del film mi sono incuriosita perché lo conoscevo solo nei panni di attore. In questa pellicola ha fatto un buon lavoro, anche se non eccellente. Alcune riprese però mi sono rimaste impresse e quindi, per essere un regista agli esordi, è notevole. In più bisogna sottolineare che questa storia ha preso vita grazie anche e soprattutto al suo impegno.

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Solo ora, che sono arrivata quasi alla fine, voglio parlarvi della storia d’amore. Ritengo che A un metro da te non sia un film basato sull’amore, non come altri del genere. Piuttosto è una storia che si incentra su dei ragazzi e le loro difficoltà, sulla capacità di trovare del buono in un momento complicato della loro vita e su un messaggio, che definirei di speranza, che vuole trasmettere. Il fatto che la trama non ruoti solo e solamente alla storia d’amore sono convinta che permetterà a tanti di apprezzare il film, magari anche a coloro che lo guardano con qualche pregiudizio, senza conoscere nemmeno di cosa tratti.

La fibrosi cistica è una malattia orribile, non la conoscevo veramente fino a quando non ho guardato questo film e subito dopo sono andata ad informarmi online per saperne di più.

Vi consiglio di andare sul sito www.fibrosicistica.it per avere più notizie a riguardo e sostenere il progetto Case LIFC.

Spero di avere ancora l’occasione di guardare film in anteprima e che mi colpiscano tanto quanto questo.

 

VOTO : 4,5⭐

Buona visione,

Caty

 

 

 

*Tutte le immagini provengono da Google immagini*


4 risposte a "A un metro da te – Il film"

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