Carve the Mark di Veronica Roth (Recensione)

Carve the Mark di Veronica Roth edito Mondadori è uscito questo gennaio e ha portato con sé lodi e critiche. Ho inziato a leggere lasciando da parte tutto ciò che avevo sentito e sorprendendomi nello scoprire quanto bella fosse la storia. La Roth mi ha conquistato con Divergent, ma è molto cambiata e maturata stilisticamente cercando di correggere i suoi errori e di provare qualcosa di nuovo. Se volete leggere questo libro partite con la mente libera e lasciatevi trasportare dalla storia, leggete con calma e non perdete di vista la cartina all’inizio o il glossario alla fine. Vi avviso però che sono presenti violenza e scene davvero cruente.

Voto: 🌟🌟🌟🌟

Trama

Il primo capitolo della nuova saga di Veronica Roth. In una galassia lontana, dove la vita degli uomini è dominata dalla violenza e dalla vendetta, ogni essere umano possiede un “donocorrente”, ovvero un potere unico e particolare, in grado di determinarne il futuro. Ma mentre la maggior parte degli uomini trae un vantaggio dal dono ricevuto in sorte, Akos e Cyra non possono farlo. Al contrario, i loro doni li hanno resi vulnerabili al controllo altrui. Cyra è la sorella del brutale tiranno Shotet Ryzek. Il suo donocorrente, ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso il semplice contatto fisico, viene utilizzato dal fratello per controllare il loro popolo e terrorizzare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un’arma nelle mani di un tiranno. La verità è che la ragazza è molto più forte e in gamba di quanto Ryzek pensi. Akos appartiene al pacifico popolo dei Thuve, e la lealtà nei confronti della famiglia è assoluta. Quando lui e il fratello vengono catturati dai soldati Shotet di Ryzek, l’unico suo pensiero è di riuscire a liberarlo e a portarlo in salvo, costi quel che costi. Quando poi viene costretto a entrare a far parte del mondo di Cyra, l’ostilità tra i loro due popoli sembra diventare insormontabile, tanto da costringere i due ragazzi a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l’un l’altro.

Recensione

Il libro si apre con il piccolo Akos Kereseth che ci introduce questo nuovo immenso universo. Siamo nello spazio a Thuvhe, uno dei pianeti della galassia in cui scorre una corrente che permette agli uomini di sviluppare un potere “il donocorrente”. Il piccolo Akos ci presenta la sua famiglia: suo padre, un uomo buono e un gran lavoratore, sua madre Safa, l’attuale oracolo del pianeta che può vedere il futuro e i fati delle persone, il fratello poco più grande Eijeh, la sorella Cisi.
Trascorrono gli anni e Akos cresce imparando tutto quello che sua mamma gli insegna. Un giorno la sua realtà viene sconvolta e degli uomini shotet, nemici dei thuvhetisti quindi di Akos e del suo popolo, rapiscono lui e il fratello lasciando solo distruzione e dolore dietro di loro.
Si passa così alla seconda parte dove conosciamo la piccola Cyra, figlia del sovrano di shotet, che ci spiega il suo mondo di dolore e menzogna e ci racconta del fratello Ryzec, la causa di tutti i suoi mali e del potere del suo donocorrente. Questo potere le causerà un dolore immenso e dal momento in cui si manifesta, nessuno può più toccarla senza soffrire e lei inizia così una vita immersa nella solitudine, nelle sue vene infatti scorre la corrente in tutta la sua forza. Rhyzec diventa sovrano alla morte dei loro genitori e, non appena sale al potere, il suo obiettivo diventa quello di ribaltare il suo fato. I fati sono qualcosa che non si può evitare, un dono che fa la corrente agli oracoli permettendo loro non solo di vedere il futuro mutevole, ma anche il destino già scritto di alcune persone.
Quando il cammino di Akos e Cyra si incrocia a mio parere inizia veramente la storia e veniamo introdotti nella terza parte, la mia preferita, in cui tra tradimenti, battaglie, inganni e nuove scoperte i due protagonisti dovranno capire da che parte schierarsi.
Cyra è una ragazza forte, una shotet tra le più temute e le più forti. È disposta a tutto per ciò in cui crede, persino a sacrificare se stessa. Se Cyra rappresenta la forza rispetto al dolore fisico, Akos è la resistenza a quello psicologico. Entrambi i protagonisti hanno un gran cuore e attraversano un graduale percorso di crescita che porta il lettore ad affezionarsi e soffrire con loro. Ryzec, d’altro canto, è il cattivo per eccellenza. Spietato, tormentato e pronto a commettere le azioni più atroci per ottenere ciò che vuole. Leggendo è impossibile non odiarlo e, allo stesso tempo, non provare a tratti un po’ di compassione. I personaggi sono ciò che rende questo libro speciale, li conosciamo molto nel profondo mentre affrontano situazioni difficili da cui traggono insegnamenti e crescono.
In questa storia non ci si può tuffare e pensare di capire tutto subito. Bisogna lasciare che le pagine scorrano prima di sentirsi veramente immersi nel mondo che la scrittrice ci presenta. Non è un aspetto negativo, perché è un universo completamente diverso e il modo in cui gradualmente ci viene mostrato permette di comprendere sempre qualcosa in più. Attraverso la propria scrittura Veronica Roth è riuscita a creare un nuovo mondo e di farlo scoprire al lettore. Le descrizioni sono tante, a volte troppe, ma allo stesso tempo necessarie. Credo che quest’ultimo aspetto sia stato molto influenzato dalle critiche rivolte alla saga di Divergent definita da alcuni poco descrittiva e, nonostante io non sia d’accordo, provo sempre a comprendere tutti i punto di vista e ad apprezzare sia i pareri positivi che negativi dei libri che amo.
Ci sono alcuni particolari del libro che mi hanno lasciata un po’ interdetta e che ancora devo capire, ma credo che nel seguito si chiariranno i punti oscuri. Vorrei anche conoscere di più sugli altri pianeti di questa galassia per comprendere i loro punti di forza e le loro debolezze. Il fatto che sia una storia così unica ha reso il libro affascinante, nonostante servano maggiori informazioni per rendere il quadro più completo e debbano essere sviluppati meglio alcuni punti. Non si può certamente negare l’elemento di originalità del mondo creato da Veronica Roth. Ha osato e secondo me ha ottenuto un buon risultato, è riuscita a creare una storia in cui perdersi e un mondo da scoprire.
Lo stile con cui è narrata la storia è particolare e alterna i punti di vista dei due protagonisti mostrandoci e mettendo a confronto le loro realtà ed emozioni, facendoci ridere, combattere soffrire con loro.
Leggere questo libro è stata un’esperienza diversa e mi ha fatto uscire dai soliti schemi. Ho dovuto combattere per ignorare le critiche, calmare l’eccitazione di avere un nuovo libro di questa autrice tra le mani, affrontare un viaggio attraverso le stelle e nuovi pianeti ed infine sopportare il dolore con i protagonisti. È un racconto che consiglio perché diversa ed interessante. Non puntate ancora prima di leggere il dito contro l’autrice, vi farete la vostra opinione e costruirete nella vostra mente un quadro più completo sul romanzo. Io penso che opinioni discordanti possano solo farci crescere e, un problema riscontrato da qualcuno, può aprire gli occhi e magari farci capire che c’è ancora bisogno di sensibilizzazione su alcuni argomenti. Se cercate una storia d’amore, un romanzo d’azione, qualcosa di mai visto allora non perdetevi l’occasione di leggere questo libro e, come dice Cyra, a volte bisogna “abbracciare l’incertezza”.

Buona lettura!
• Caty •


7 risposte a "Carve the Mark di Veronica Roth (Recensione)"

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